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Il 1970 fu un anno davvero proficuo per i Blood, Sweat & Tears, in quanto questa coloratissima band si aggiudicò ben tre Grammy Awards nelle categorie Disco dell’Anno, Migliore esecuzione strumentale contemporanea e Miglior arrangiamento vocale. L’idea di fondere il jazz, il blues e brani classici opportunamente arrangiati si era rivelata vincente, spingendo il celebre critico Leonard Feather ad affermare «I Blood, Sweat & Tears hanno finalmente portato la musica nel rock». In quel momento tutto sembrava concesso, perché tutto funzionava alla perfezione: quasi senza rendersene conto i Blood, Sweat & Tears riuscirono a dar vita a un “Hi-De-Ho” tanto bizzarro quanto gradevole con fanfare cavalleresche realizzate con il sintetizzatore e a creare in “The Battle” un’ambientazione medievale evocata dal suono arcaico di un clavicembalo e da una voce solista. L’anima caustica della band (“Lucretia MacEvil”) e alcuni brani rock dalle sonorità apparentemente familiari (“Fire and Rain”) vanno a completare alla perfezione il programma del terzo album dei Blood, Sweat & Tears, che decisero di intitolarlo semplicemente con il loro nome seguito dal numero tre, una mancanza di fantasia che comunque non impedì a questo disco di diventare uno degli album più significativi dei primi anni Settanta.
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Hi-De-Ho
The Battle
Lucretia MacEvil
Lucretia’s Reprise
Fire And Rain
Lonesome Suzie
Symphony For The Devil/Sympathy For The Devil
He’s A Runner
Somethin’ Comin’ On
40,000 Headmen |
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