Considerato da molti appassionati l’equivalente di un coinvolgente viaggio lungo le sponde del Nilo, Spiritchaser è l’indimenticabile canto del cigno dei Dead Can Dance. Questo album dai tratti fortemente percussivi del 1996 vide il duo world-fusion australiano eseguire fascinose canzoni caratterizzate da ritmi accentuati e numerosi elementi tribali, che conducono gli ascoltatori in suggestivi paesaggi sonori che evocano le immagini dell’Africa, dell’America Latina, dell’Inghilterra e dei paesi dell’Europa continentale, a volte nel corso dello stesso brano. Superando agilmente i confini tra stili e generi fino a far diventare questi concetti quasi irrilevanti, Lisa Gerrard e Gerald Perry inducono gli ascoltatori a credere di essersi persi in una tranquilla foresta pluviale dove l’uomo non ha mai messo piede. Spiritchaser esprime il suono di una cultura perduta, nella quale un canto di eterea bellezza, una elaborata costruzione armonica e tempi dai tratti quasi ipnotici calmano, rilassano e incantano l’ascoltatore. Il particolarissimo stile vocale della Gerrard – che in molti casi assume i toni di una preghiera – è tanto grandioso quanto sottovalutato e al tempo stesso spirituale e naturale. Proprio come la musica.
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