DISPONIBILE NOVEMBRE 2012
Negli anni della maturità Stravinsky considerò parecchie opere della sua giovinezza con un occhio a dir poco critico. Nonostante questo, il grande compositore russo riconobbe un certo valore accademico alla sua prima sinfonia, se non altro per dimostrare ai suoi interlocutori il modo in cui non bisogna scrivere musica. Negli anni successivi Stravinsky scrisse le sinfonie passate alla storia della musica con il titolo di neoclassiche, che però non trovarono alcuna simpatia agli occhi e alle orecchie degli esponenti delle avanguardie più estreme, al punto da essere oggi tra le composizioni orchestrali più sottovalutate del XX secolo. La nuova aspirazione a scrivere musica semplice e comprensibile – lontana quindi dagli stili tardo romantico e impressionista – appare evidente già nella tonalità di do maggiore, la cui armatura di chiave è del tutto priva di accidenti. A dispetto delle apparenze, quest’opera è però basata su una tecnica compositiva molto elaborata, con dissonanti melodie politonali che nascono da isole tonali e che – nonostante tutti gli sforzi – non sfociano mai in cadenze di gradevole ascolto. Anche la Sinfonia in tre movimenti si pone in stridente contrasto con la tradizione, come si può notare dalla sua struttura formale, che lo stesso Stravinsky definì «naïf». In ogni caso, l’elemento più caratteristico di quest’opera è costituito dalla sua geniale vena melodica, che viene sostenuta da ritmi che ricordano quelli dei balletti eseguiti da tutta l’orchestra. Per esprimere pienamente i loro contenuti, queste opere fresche e piene di insidie devono essere eseguite da un ensemble esperto e pieno di risorse, com’era l’Orchestre de la Suisse Romande diretta da Ernest Ansermet, uno degli interpreti più autorevoli del repertorio sinfonico del XX secolo.
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