Considerata una delle protagoniste più eminenti della musica contemporanea, Sofia Gubaidulina ha affermato di sentirsi «figlia di due mondi, con un’anima equamente divisa tra la musica dell’Occidente e dell’Oriente». Grazie a suo padre la Gubaidulina poté conoscere la cultura islamica, mentre sua madre la educò secondo i principi cristiani, che la giovane Sofia decise di fare propri, abbracciando la fede ortodossa. La ricerca di uno stile che rispecchiasse la sua personalità fu fortemente influenzata dalle opere di Johann Sebastian Bach, di Anton Webern e – soprattutto di Dmitri Shostakovich, che la incoraggiò a rimanere fedele alle sue idee e a «proseguire senza paura lungo il cammino sbagliato» che le era stato aspramente rimproverato dai burocrati che difendevano il rispetto dell’estetica ufficiale dell’Unione Sovietica. La Gubaidulina ha lottato per tutta la vita per vedere riconosciuta la sua concezione artistica, facendo leva esclusivamente sulla calma, la pazienza, la perseveranza e una incrollabile fiducia in se stessa. Sotto questo aspetto, i cinque quartetti per archi proposti in questo disco possono essere visti come un laborioso viaggio verso il raggiungimento di una libertà non condizionata dai precetti di nessun sistema ideologico. Per raggiungere questo risultato, la Gubaidulina utilizzò temi in bilico tra tonalità maggiori e minori, microintervalli, tecniche seriali, prassi esecutive insolite, mezzi attraverso i quali riuscì a rivelare possibilità acustiche degli strumenti fino ad allora assolutamente impensabili, tra cui lo spazio e i movimenti dei musicisti. Considerato tra i più autorevoli esponenti dell’ultima generazione della scuola quartettistica ceca, lo Stamic Quartet è protagonista della prima integrale dei quartetti della Gubaidulina, un’edizione che costituirà senza dubbio una pietra miliare della discografia per molti anni.
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