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Home >> Catalogo >> ANTON BRUCKNER (1824-1896) E WOLFGANG AMADEUS MOZART (1756-1791): CARL SCHURICHT dirige Bruckner e Mozart

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[Codice: TES1498]

[Codice a barre: 0749677149826]

ANTON BRUCKNER (1824-1896) E WOLFGANG AMADEUS MOZART (1756-1791)

CARL SCHURICHT dirige Bruckner e Mozart

Esecutore: Berliner Philharmoniker, Carl Schuricht, direttore

Etichetta: Testament

Genere: Sinfonica

n.Dischi: 2

Formato: CD

 

€ 27,88

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Nel 1964 i Berliner Philharmoniker diedero cinque concerti al Festival di Salisburgo sotto la direzione rispettivamente di Karajan, Mehta, Sawallisch, Schuricht e Szell. Tra di essi fu quello di Schuricht che portò indietro gli ascoltatori a un’epoca d’oro ormai quasi del tutto dimenticata. Questa impressione era legata in gran parte all’esecuzione degli archi. Infatti, come affermò più di una volta lo stesso Schuricht, «la capacità di ottenere la giusta espressione e un vero legato» costituivano uno degli obiettivi primari per i direttori attivi tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo (va sottolineato a questo scopo che l’unico complimento che Furtwängler fece mai a Karajan era che «conosce l’arte di ottenere un vero legato, la cosa più difficile di tutta la musica»). Schuricht pose una grandissima attenzione alle parti degli archi, in molti casi suddividendoli in gruppi a cui prescrisse arcate particolari, in modo da sostenere nel modo migliore possibile le linee melodiche più lunghe ed esaltare al massimo grado il materiale tematico. Per rendersi conto di quali miracoli si potessero ottenere con questi metodi quando venivano utilizzati da un direttore di alto livello formatosi secondo i rigidi dettami della vecchia scuola è sufficiente ascoltare il modo in cui l’orchestra esegue l’esposizione del famoso Adagio della Settima Sinfonia di Anton Bruckner, in particolare il famoso tema in fa diesis maggiore, che viene delineato con una meravigliosa leggerezza, che sembra fare galleggiare il suono a mezz’aria. Messa all’indice dai cultori della prassi filologica, che rifuggono da qualunque forma di legato, nel corso degli ultimi anni questa pratia è stata quasi del tutto dimenticata. Tra le altre caratteristiche interpretative che tramontarono con il legato meritano di essere citate anche quelle che uno dei critici di Gramophone descrisse come «la visione panoramica di Schuricht, la sua straordinaria flessibilità, la sua capacità di mettere in evidenza anche i dettagli più piccoli e – soprattutto – il suo infallibile istinto nella scelta dei tempi». Schuricht poteva allentare o intensificare i tempi, ma sempre nell’ambito di un impulso molto più ampio; per rendersene conto, basta ascoltare l’incedere comodo ma allo stesso tempo meravigliosamente conciso del Finale della sua Settima Sinfonia. Un’altra delle caratteristiche più apprezzabili di questa magnifica interpretazione è costituita dal suono perfettamente definito in termini spaziali degli ottoni. In particolare, le trombe e i tromboni creano un “registro” estremamente peculiare, un fatto che avrebbe sicuramente suscitato l’ammirazione sia dell’organista Bruckner sia del padre di Schuricht, che di professione faceva il costruttore di organi. L’interpretazione della Sinfonia Praga di Mozart – che venne eseguita nella prima parte del concerto di Salisburgo del 1964 – deve aver lasciato la maggior parte del pubblico a chiedersi cosa riflettesse meglio la visione artistica dell’allora ottantaquattrenne direttore tedesco, la caratteristica vitalità dei movimenti estremi o l’insolita lunghezza del tempo lento. È interessante notare che quando diresse la stessa sinfonia l’ottobre dell’anno seguente sempre con i Berliner Philharmoniker (interpretazione che può essere ascoltata nel disco TES1403) Schuricht affrontò l’Andante centrale con un tempo sensibilmente più mosso. Schuricht morì nel gennaio del 1967 nella sua casa di Corseaux-sur-Vevey, in Svizzera, all’età di 86 anni. Nel suo libro Conductors: A Record Collector’s Guide, John L. Holmes scrisse che con Schuricht «si era sempre sicuri che la musica veniva filtrata attraverso la mente di un musicista pienamente consapevole della sua bellezza e dei suoi significati». Ascoltando questa leggendaria versione della Settima Sinfonia di Bruckner molti potrebbero chiedersi se questa sia stata l’ultima grande interpretazione del capolavoro del compositore di Linz dall’intensità e dalla concezione che si possano fare risalire direttamente all’epoca in cui venne scrisse.

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