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Home >> Catalogo >> DMITRI SHOSTAKOVICH (1906-1975) E IGOR STRAVINSKY (1882-1971): PAAVO BERGLUNG dirige Shostakovich e Stravinsky

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DMITRI SHOSTAKOVICH (1906-1975) E IGOR STRAVINSKY (1882-1971)

PAAVO BERGLUNG dirige Shostakovich e Stravinsky

Esecutore: Olli Mustonen, pianoforte; Berliner Philharmoniker, Paavo Berglund, direttore

Etichetta: Testament

Genere: Orchestrale

n.Dischi: 2

Formato: CD

 

€ 27,88

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Il concerto tenuto nel 2001 alla Philharmonie di Berlino da Paavo Berglund e da Olli Mustonen divise la critica. Nella sua recensione pubblicata il 19 maggio del 2001 sul Tagesspiegel, Christiane Peitz scrisse che il pianista aveva eseguito “come un robot” il concerto di Stravinsky: «Mustonen si è seduto al pianoforte e ha iniziato a pestare sulla tastiera, Ogni accento è stato eseguito con furia, ogni passaggio sincopato con troppa energia […] In questo modo il concerto di Stravinsky è diventato un’esecuzione fine a se stessa, un balletto triadico, una pazza ed estatica musica robotica, nella quale era possibile ravvisare qualche eco distorta delle polifonie di Bach». Lo stesso giorno Klaus Geitel scrisse sul Berliner Morgenpost: «Il concerto di Stravinsky, eseguito dai fiati dei Berliner Philharmoniker con la loro consueta maestria, si rivolge da un lato verso la leggerezza delle antiche toccate e dall’altro verso l’austerità dei grandi autori barocchi. Il ruolo del pianista consiste nel martellare la sua parte, come se fosse un orafo musicale dalle dita d’acciaio. Solo nel Largo del secondo movimento può indulgere in pensieri malinconici e in spunti sognanti espressi con la linea vocale del pianoforte. Mustonen ha eseguito gli Allegro con grande slancio e un brio travolgente, rivelando una sublime delicatezza nel Largo». L’opera più importante della serata era l’Ottava Sinfonia di Shostakovich, un monumentale affresco sonoro in cinque movimenti scritto ed eseguito per la prima volta nel 1943, nel quale il grande compositore sovietico espresse con impressionante realismo gli orrori della seconda guerra mondiale. Il critico del Tagesspiegel Christiane Peitz fece notare che l’interpretazione mancava del «coraggio necessario per raggiungere una precisione assoluta». Secondo la Peitz, Berglund non riteneva una priorità sottolineare i contrasti (portati all’estremo) tra lo sfoggio di pura energia della musica e le sue sezioni più delicate. Klaus Keitel focalizzò invece la sua attenzione sugli aspetti fondamentali, mettendo in evidenza il fatto che l’Ottava Sinfonia perde troppo spesso il filo del discorso in una «eroica lacrimosità», una caratteristica da cui Shostakovich si liberò soltanto nelle sue ultime sinfonie. «In ogni caso, nell’Ottava Sinfonia questo fatto è ancora presente, configurandosi come una dichiarazione ideologica e, mentre appare evidente che Shostakovich tende a glissare su questo aspetto, il direttore non può comunque esimersi dall’esprimerne i contenuti». Nonostante tutto, Paavo Berglund ha diretto quest’opera con «mani del tutto sicure» (Berliner Morgenpost). La registrazione di questo concerto tenuto nel maggio del 2001 costituisce un prezioso documento storico, che consente di capire meglio le concezioni musicali dei due interpreti, l’ormai anziano ed espertissimo direttore e il pianista ancora giovane ma già acclamato e affermato a livello internazionale. Oggi non vale la pena di discutere il giudizio dato dai critici dell’epoca alle interpretazioni di Paavo Berglund e di Olli Mustonen con i Berliner Philharmoniker, perché chiunque abbia assistito a questo concerto è stato testimone di una serata al tempo stesso indimenticabile, eccitante e assolutamente straordinaria, che vide lo stimolante incontro di due personalità musicali molto diverse tra loro. 

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