LIONEL HAMPTON: Newport Uproar

Esecutore: Lionel Hampton

Autore: Lionel Hampton

Numero dischi: 1

Barcode: 5060149622162

Pure Pleasure
LP
Jazz
2015
PPLSP3891
2015-06-01
32,00 €
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L’edizione del Newport Jazz Festival del 1967 – quattordicesima edizione di una rassegna che era già diventata uno degli appuntamenti più attesi dagli appassionati di tutto il mondo – segnò l’esordio in questa manifestazione di Lionel Hampton. Meglio tardi che mai, si potrebbe dire, visto che il grande vibrafonista e leader venne, vide e vinse. Sulle estatiche ovazioni di una folla in delirio alla fine di questo disco, si può sentire la voce stupefatta ma felice del producer George Wein dire: «Un successo del genere non si registrava dai tempi del mitico Duke Ellington», tornando indietro con la memoria al 1956, oltre dieci anni prima, per ricordare l’ultimo trionfo di quella portata. Non esiste nulla che possa esaltare il sound di una big band jazz come un concerto all’aperto. Gli organizzatori del Newport Jazz Festival erano perfettamente consci di questa elementare verità, come dimostra il fatto che nell’edizione del 1967 misero in programma i concerti di Count Basie, Buddy Rich, Woody Herman, Don Ellis e Lionel Hampton. Hampton sapeva benissimo che avrebbe dovuto affrontare rivali di eccelso livello e che – essendo stato programmato come ultima esibizione dell’ultima giornata – il suo concerto sarebbe stato impietosamente messo a confronto con quello di tutti gli altri. Per questo si preparò con grande cura e senza lasciare nulla al caso. I membri del suo Inner Circle – l’ottetto con cui si esibiva normalmente in quel periodo – avrebbero composto il nucleo di una formazione formata in gran parte da musicisti che avevano militato nelle sue precedenti band. La Vecchia Guardia diede una risposta davvero magnifica, in quanto per intendersi bastava una semplice occhiata. Per questo memorabile concerto Hampton poté contare su alcuni dei musicisti di maggior talento allora in circolazione, che andarono a costituire una delle più strabilianti all-star band di tutti i tempi. Un ingaggio di due settimane al Metropole di New York subito prima del Newport Jazz Festival consentì di fare una prova minuziosa e prolungata, durante la quale vennero oliati tutti i meccanismi della band e provati i nuovi arrangiamenti. Serata dopo serata nel locale notturno della Seventh Avenue l’entusiasmo crebbe a dismisura sia tra il pubblico sia tra i musicisti, raggiungendo il parossismo la sera del 3 luglio, quando si accesero i riflettori di Newport. Poi, come si può notare facilmente ascoltando questo disco, gli spiriti si rivelarono fortissimi e la carne tutt’altro che debole. Tutti questi preparativi potevano garantire un’esibizione di alto livello, ma la brillantezza e la magie necessarie per fare entrare il concerto nella leggenda dovevano venire necessariamente dal leader. Tutti sapevano che Hampton possedeva un istinto ritmico di incontenibile vigore e che non si risparmiava mai di fronte al pubblico. Inoltre, la sua partecipazione emotiva e la sua innata capacità di comunicare con qualsiasi tipo di pubblico erano in grado di fargli conquistare in un batter d’occhio tutti gli spettatori. Tuttavia, nel lunghissimo programma (oltre 90 minuti) Hampton avrebbe potuto cadere facilmente vittima di errori ritmici, inconvenienti che gli sarebbero stati perdonati senza problemi, ma che ne avrebbero potuto offuscare il carisma. Un fortissimo arrivato senza adeguata preparazione avrebbe potuto rivelarsi poco incisivo e lasciare indifferente la massa dei fan che si era assiepata di fronte al palco. Come era facilmente prevedibile, alla fine la lunga esperienza di Hampton fece la differenza, facendo crescere il programma e l’entusiasmo del pubblico in maniera esponenziale fino alla coinvolgente “Flying Home”. Come il migliore dei generali, Hampton non perse mai il controllo della situazione. In particolare, Hampton seppe stimolare i componenti della sua band dando l’esempio al vibrafono, rinforzando la sezione ritmica con una seconda batteria e infine gettando in campo le riserve – cioè Alan Dawson, Milt Buckner Illinois Jacquet – al momento giusto e nel momento giusto, sancendo in questo modo un trionfo indimenticabile, salutato con una assordante ovazione del pubblico.

Tracklist

Turn Me Loose
Thai Silk
Tempos Birthday
Greasy Greens
Greasy Greens (Encore)
Meety Benny Baily
Medley:
Hey! Ba-Ba-Re-Bop/Hamps Boogie Woogie
Misunderstood Blues
Flying Home

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