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Home >> Catalogo >> BELA BARTOK (1881-1945): BARTOK: I sei quartetti per archi

[Codice: SC-MS3717]

[Codice a barre: 4260019715210]

BELA BARTOK (1881-1945)

Esecutore: Juilliard String Quartet

Etichetta: Speakers Corner

Genere: Cameristica

N° Dischi: 3

Formato: LP 180 gr.

 

Disco in vinile - BARTOK: I sei quartetti per archi

Nel corso del tempo il quartetto per archi è sempre stato considerato la forma più nobile e perfetta tra tutti i generi musicali. Descritto poeticamente da Carl Maria von Weber come «l’essenza stessa dell’arte musicale» e da Johann Wolfgang von Goethe come «una elevata conversazione tra quattro persone colte», il quartetto per archi riflette come pochi altri generi l’arte dei compositori più importanti dal Classicismo viennese ai giorni nostri. Composti nell’arco di quasi 30 anni, i sei quartetti per archi di Béla Bartók testimoniano nella forma più pura l’evoluzione artistica del grande compositore ungherese. Come ebbe ad affermare lo stesso Bartók, «nei quartetti per archi condenso sempre all’estremo la mia scrittura». Nel suo Quartetto n. 1, ancora legato sotto l’aspetto formale alle strutture tradizionali, Bartók segue il suo istinto, conferendo un peso differente alle diverse sezioni formali, evitando i ritornelli e unendo i movimenti tra loro per mezzo di ponti. Il Quartetto n. 2 costituisce una delle opere più significative della produzione di Bartók per la scelta di allontanarsi consapevolmente dagli stilemi del Romanticismo a favore di una struttura basata su semplicissimi canti popolari, nella quale il compositore ungherese tenta di esprimere i contenuti di questi lavori tradizionali, senza voltare le spalle alle regole dell’armonia tonale, ma iniziando a liberarsi dalle sue regole, che iniziava a sentire sempre più strette. La ricchezza innovativa in tema di scrittura contrappuntistica, architettura armonica e melodia del Quartetto n. 3 venne descritta dal filosofo e compositore Theodor W. Adorno – con una chiara allusione alla creatività musicale dei contadini ungheresi – come un «accampamento improvvisato», che denota in alcuni suoi elementi una propensione sempre più chiara verso le avanguardie. Al contrario, come ha giustamente affermato Ludwig Finschner, il Quartetto n. 4 è caratterizzato da un tono più rilassato, da strutture e tecniche compositive di gran lunga più semplici e da un’espressione piana e facilmente comprensibile. In quest’opera Bartók utilizza per la prima volta la sua idea di struttura “ad arco” per appaiare gli elementi della tradizione popolare ungherese e della produzione cameristica classica e romantica. Come il precedente, il Quartetto n. 5 presenta anch’esso una forma ad arco, ma al contrario è pervaso da un’atmosfera molto più gradevole e trasparente. Il Quartetto n. 6 è stato l’ultimo lavoro composto da Bartók in Ungheria prima di emigrare negli Stati Uniti. Tutti i quattro movimenti si aprono con un’introduzione dal carattere mesto e introverso, evocando un’aura che sembra riflettere la difficilissima situazione che Bartók stava vivendo in quegli anni. Il Juilliard String Quartet è stato il primo ensemble americano a registrare i sei quartetti di Bartók all’inizio degli anni Cinquanta, per poi reinciderli una seconda volta verso la metà degli anni Sessanta, allo scopo di fornire per ognuna di queste straordinarie opere una versione discografica definitiva. Grazie a un fraseggio deciso e a un tono incisivo e diretto, i componenti dello Juilliard String Quartet riescono a fare emergere la straripante energia che pervade queste opere, esprimendone tutti i diversi aspetti.

Registrazione effettuata tra maggio e settembre del 1962 presso i Columbia Recording Studios di New York City da Fred Plant. Producer: Paul Myers.

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