Bohm Dirige Brahms E Mozart

Esecutore: Berliner Philharmoniker, Bohm

Autore: N/A

Numero dischi: 2

Barcode: 0749677149925

Testament
CD
2014
TES1499
2014-12-01
27,88 €
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Il pianista sovietico Emil Gilels (1916-1985) fu messo spesso in ombra – quasi sempre ingiustamente – da altri celebri pianisti della sua generazione, soprattutto dal suo compatriota Sviatoslav Richter. Questo fatto trova spiegazione soprattutto nell’atteggiamento spontaneo, nella modestia e nella riservatezza con cui Gilels portò avanti la sua carriera. Nel corso di vent’anni Gilels si esibì con i Berliner Philharmoniker appena dodici volte a Berlino e una al Festival di Salisburgo. Bisogna comunque tenere presente che negli anni della Guerra Fredda non era mai possibile dare per sicura la presenza a Berlino Ovest di un grande solista proveniente dall’Unione Sovietica. Gilels fece il suo esordio con i Berliner Philharmoniker il 20 settembre del 1966 in un concerto diretto da Kyrill Kondrashin, nel corso del quale eseguì il Concerto n. 3 per pianoforte e orchestra di Rachmaninov. Sebbene fosse uno dei più grandi virtuosi della sua epoca, Gilels non amava mettersi troppo in mostra e non indulgeva alle logiche dello show business. Nei concerti che diede in seguito con i Berliner Philharmoniker il pianista russo eseguì il Concerto n. 3 in do minore per pianoforte e orchestra di Beethoven (giugno 1972 con la direzione di Václav Neumann), il Concerto n. 27 in si bemolle maggiore K.595 di Mozart (maggio 1976 con la direzione di Eugen Jochum), il Concerto n. 1 in si bemolle minore op. 23 di Ciaikovsky (aprile 1980 con la direzione di Colin Davis) e una seconda volta il Concerto n. 3 di Beethoven (ottobre 1981 con la direzione di Eugen Jochum). Una registrazione di particolare successo fu quella che vide Gilels eseguire nel 1972 con Jochum i due concerti per pianoforte e orchestra di Brahms, nella quale il solista e il direttore dimostrarono di intendersi a occhi chiusi. Nella sua ultima esibizione a Berlino avvenuta nel giugno del 1985, Gilels eseguì il Concerto n. 5 Imperatore di Beethoven sotto la direzione di Riccardo Muti. In un memorabile concerto tenuto nel 1970 a Salisburgo Gilels e Karl Böhm celebrarono il cinquantesimo anniversario della fondazione del Festival di Salisburgo. Gilels va annoverato tra i più grandi interpreti delle opere di Mozart, in quanto molti dei critici più influenti hanno definito le sue registrazioni dei concerti mozartiani assolutamente esemplari. In particolare, la scelta dei tempi, il fraseggio, la definizione sia dei dettagli più minuti sia dell’insieme e la sensibilità del dialogo tra il solista e l’orchestra (con Gilels che non si pone mai come un virtuoso desideroso di catalizzare tutta l’attenzione del pubblico su di sé, quanto come un primus inter pares concertante) appaiono naturali e del tutto convincenti, come si percepiscono solo di rado nelle altre interpretazioni mozartiane. Prima del concerto, Böhm aveva diretto la Sinfonia n. 28 in do maggiore e nella seconda parte seguì la Sinfonia n. 2 di Brahms. Con la sua interpretazione di quest’ultima opera, Böhm dimostrò che era possibile eseguire i capolavori sinfonici del grande compositore amburghese con sonorità e dinamiche meno massicce di quelle che venivano solitamente adottate in quegli anni. Il suono caratteristico di Brahms non è solo bello, ma anche caratterizzato da un tono austero molto peculiare, con le sue tensioni formali che hanno un impatto emozionale e le sue proporzioni che vengono esaltate al massimo grado solo quando sono pervase dalla giusta dose di drammaticità. La consistenza del suono degli archi non era solo bella da sentire, ma rappresentava anche un elemento della concezione estetica del grande compositore amburghese, con la musica che viene tradotta in termini visivi con l’ondeggiamento ritmico degli archi dei violini e delle viole, al punto che di sera poteva essere descritto come una delle attrattive principali del festival. La magistrale direzione di Böhm, con le sue movenze tranquille e misurate che paiono quasi in contrasto con la sua incredibile vitalità, ha guidato l’orchestra nei finali di entrambe le sinfonie a riassumere brillantemente tutti i temi e a esprimerli con la leggerezza di una girandola.

Tracklist

Johannes Brahms (1833-1897)
Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73
Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791)
Sinfonia n. 88 in do maggiore K.200
Concerto n.27 in si bemolle maggiore per pianoforte e orchestra K.595

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