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STONE TEMPLE PILOTS: N°4 (2LP 45 giri)

Esecutore: Stone Temple Pilot

Autore: Stone Temple Pilots

Numero dischi: 2

Barcode: 0821797259514

Lp 45 Giri
Pop/Rock
2026
MFSL2-595/45
2026-09-01
77,00 €
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La vendetta è dolce! Dati per spacciati da molti critici, gli Stone Temple Pilots hanno lanciato un forte segnale di avvertimento nel 1999 con “No. 4”. L’album, vincitore di numerosi premi, unisce i punti di forza dei tre album precedenti del quartetto di San Diego, segnando al contempo un ritorno alle radici hard rock della band. “No. 4” è considerato l’album più duro e tagliente della carriera della band californiana. Nonostante le tendenze del momento e la mancanza di promozione – dovuta alla condanna a un anno di reclusione inflitta al cantante Scott Weiland poco prima dell’uscita dell’album – “No. 4” è stato certificato disco di platino dalla RIAA il 7 agosto 2000 e dalla CRIA nell’agosto 2001. Il brano “Down” è stato nominato per la categoria “Miglior performance hard rock” ai Grammy Awards. L’album ha inoltre prodotto uno dei più grandi successi degli STP: “Sour Girl”, che ha raggiunto la posizione n. 78 della Billboard Hot 100 e rimane l’unico brano della band ad aver mai raggiunto quella classifica.

Sotto la direzione del produttore di lunga data della band, Brendan O’Brien, “No. 4” ha suscitato grande scalpore. Il suono ricco e nitido della chitarra, i colpi e gli schianti della batteria, le trame fluide del basso e l’eco riverberante dello spazio dello studio amplificano la potenza della musica con una forza quasi fisica.  Nonostante il suo carattere “ritorno alle origini”, “No. 4” si è rivelato incredibilmente variegato: riff imponenti guidano brani martellanti come la graffiante “Down”, la tempestosa “Heaven & Hot Rods”, la travolgente “No Way Out” e la pungente “Sex & Violence”. Quest’ultima si avvicina moltissimo al garage rock, e gli Stone Temple Pilots si fanno letteralmente strada attraverso l’album – con arrangiamenti potenti, un suono ricco e atmosfere cupe avvolte dalla distorsione. Pur abbracciando l’aggressività e la pesantezza, gli Stone Temple Pilots non trascurano l’importanza di ritornelli accattivanti e melodie accessibili. La vivace “Church On Sunday”, intrisa di pop, e il ritmo sognante di “Sour Girl” sottolineano l’eccellente intesa compositiva tra Weiland e il chitarrista Robert DeLeo. Lo stesso vale per “Glide”, un omaggio spaziale al movimento glam degli anni ’70. Qui, Weiland canta nei registri più alti e, come bis, c’è un outro folk sostenuto da una cetra ultraterrena. E non dimentichiamo il brano di chiusura “Atlanta”, una mini-epopea caratterizzata da una sezione di archi classici e da una melodia allegra che ricorda il classico di Rodgers e Hammerstein “My Favorite Things”. Gli Stone Temple Pilots rallentano poi bruscamente il tempo e lasciano trasparire un accenno di ottimismo in “I Got You” – un brano dalle sfumature country accompagnato da chitarra pedal steel, basso a sei corde e pianoforte. La maggior parte delle canzoni si legge come confessioni e suppliche. Affrontano temi quali la perdita personale, l’abuso di droghe, gli impulsi distruttivi e le lotte disperate. “No. 4” non sarà forse l’album di maggior successo commerciale degli Stone Temple Pilots, ma rimane sicuramente quello più intransigente. E questo aspetto ha probabilmente più peso di qualsiasi altro!

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