Esecutore: Steven Isserlis, violoncello
Autore: Bach
Numero dischi: 3
Barcode: 0034571995724
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Vinile nero da 180 grammi
Copertina gatefold a colori
Note in inglese
Stampa effettuata in Francia
Rimasterizzazione effettuata da Theo Krieger
Edizione a tiratura limitata
Questa registrazione pluripremiata rappresenta una pietra miliare della massima importanza per un artista ormai giunto all’apice della sua carriera e descritto dal quotidiano The Independent come «una leggenda». La discografia di Steven Isserlis riflette chiaramente sia i suoi molteplici interessi in termini di repertorio sia il suo impegno musicologico, oltre a dimostrare la sua maestria artistica e il suono unico e meraviglioso del suo violoncello. Questa registrazione dell’integrale delle suites per violoncello solo di Johann Sebastian Bach rappresenta un’addizione indelebile e molto importante alla sua vasta discografia.
Nelle ampie note di copertina, Steven Isserlis scrive che «le suites di Bach sono opere di tale perfezione totale, di tale sublimità, che è quasi impossibile sentirsi davvero pronti per ascoltarle». Egli ha dimostrato di essere più che all’altezza del compito e questa nuova edizione costituisce la conclusione trionfale di uno straordinario pellegrinaggio artistico.
Le eloquenti note di copertina di Isserlis rivelano i suoi pensieri personali sulle suites e una vasta ricerca accademica. La sua interpretazione nasce dal suo appassionato coinvolgimento nella musica piuttosto che dal seguire le varie teorie che abbondano negli studi su Bach, e ne discute ampiamente in un articolo che è un complemento perfetto a questa meravigliosa integrale.
Questa riedizione su triplo LP da 180 grammi fa parte della Vinyl Edition della Hyperion.
La genesi delle suite
L'esistenza delle sei suites per violoncello solo di Bach rimane ancora oggi un mistero. Non sappiamo esattamente quando le abbia composte, né perché, né per chi, ma sembra che risalgano agli inizi degli anni Venti del XVIII secolo. Dal 1717 al 1723 Bach ricoprì la carica di maestro di cappella alla corte del principe Leopoldo di Köthen. Questo fu l’unico periodo della sua vita professionale durante il quale ebbe a disposizione un ensemble strumentale da camera di alto livello, ma nessun coro; pertanto molte delle sue opere strumentali – tra cui i Concerti Brandeburghesi, le partite e le sonate per violino e quasi certamente le suites per violoncello – videro la luce in questi anni. Alla corte lavoravano un illustre suonatore di viola da gamba, Carl Friedrich Abel, e un violoncellista di grande talento di nome Linigke, per cui è certamente possibile che Bach abbia scritto queste suites per uno di loro; ma è anche possibile che – affascinato dal potenziale del violoncello – le abbia scritte solo per se stesso, per soddisfare il bisogno di espandersi in una nuova direzione. In ogni caso, queste suites – che almeno apparentemente potrebbero essere le prime opere scritte per violoncello solo in Germania – sfruttano il potenziale del violoncello in modo più completo e soddisfacente di qualsiasi altra opera successiva. E come molte opere d’arte misteriose la cui genesi rimane inspiegabile, conservano a distanza di tre secoli dalla loro genesi l’aura di un miracolo.
Il testo
«Non esistono manoscritti autografi delle suites per violoncello solo di Bach, ma ne abbiamo due copie risalenti all’epoca in cui era in vita: una scritta dalla moglie Anna Magdalena, l’altra da un cantore e organista che probabilmente conosceva Bach personalmente, Johann Peter Kellner. A queste fonti si aggiungono due copie anonime della seconda metà del XVIII secolo e un manoscritto autografo della trascrizione per liuto della quinta suite. Il manoscritto di Kellner, che si presume risalga al 1726 circa, è considerato la copia più antica giunta fino ai giorni nostri; ma per fortuna non è l’unica versione esistente, poiché gran parte della quinta suite è mancante, compresa la Sarabanda. Quanto sarebbe più povero il mondo senza quel movimento straordinario! È tanto affascinante quanto infinitamente sconcertante mettere a confronto la versione di Kellner con la copia di Anna Magdalena. A parte le variazioni che ci si aspetterebbe di trovare in copie manoscritte, queste fonti riportano passaggi così diversi tra loro da autorizzare a credere che il manoscritto di Kellner potrebbe essere stato tratto da una versione precedente delle suites che Bach stesso avrebbe in seguito rivisto. Inoltre, va detto che la versione di Kellner contiene molte più ornamentazioni rispetto alla copia di Anna Magdalena. Per questi motivi, ogni violoncellista che studia queste suites ha un numero apparentemente infinito di decisioni da prendere quando deve scegliere tra le diverse versioni. Quanto sarebbe più facile la nostra vita se i manoscritti di Bach fossero sopravvissuti...
In realtà, i manoscritti vergati nell’ultimo scorcio del XVIII secolo, che sono abbastanza simili tra loro, presentano un’articolazione più sensata rispetto alle due fonti precedenti; ma questo implica (almeno per me) che potrebbero essere stati compilati dai musicisti per uso personale. E poiché è impossibile dimostrare il loro collegamento diretto con un autografo di Bach, ho cercato di consultarli solo quando un conflitto diretto tra Anna Magdalena e Kellner mi ha portato a cercare una terza e una quarta opinione. C’è stato un giorno particolarmente brutto in cui ho scoperto che un accordo della Sarabanda della Suite n. 6 era diverso in ogni versione! È vero che sia le copie di Anna Magdalena sia quelle di Kellner sono piene di errori evidenti e che entrambe sono notevolmente meno accurate della copia sopravvissuta delle opere di Bach per violino solo. Ma con un’attenta selezione e molta riflessione, ogni musicista può arrivare a trovare la propria edizione ideale di queste suites, basandosi su queste fonti.
Le versioni presenti in questa registrazione si basano principalmente sul manoscritto di Anna Magdalena, ma con un contributo considerevole da parte di Kellner e l’aiuto dei due copisti successivi, con qualche occasionale suggerimento del saggio Bach stesso, grazie ai suoi manoscritti per liuto e violino. Come ulteriore aggiunta, ho fornito tre diverse letture del primo Preludio, seguendo il più fedelmente possibile i primi tre manoscritti, errori compresi, anche se anche in questo caso c’è un elemento di interpretazione, poiché a volte è quasi impossibile decifrare l’inizio e la fine esatti delle legature, o anche solo alcune note» (Steven Isserlis).
Steven Isserlis, violoncello
Johann Sebastian Bach (1685-1750)
Suite n. 1 in sol maggiore per violoncello solo BWV 1007
Suite n. 2 in re minore per violoncello solo BWV 1008
Suite n. 3 in do maggiore per violoncello solo BWV 1009
Suite n. 4 in mi bemolle maggiore per violoncello solo BWV 1010
Suite n. 5 in do minore per violoncello solo BWV 1011
Suite n. 6 in re maggiore per violoncello solo BWV 1012
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