PAOLO FRESU - DINO RUBINO - MARCO BARDOSCIA: Tempo di Chet

Esecutore: Paolo Fresu, Dino Rubino, Marco Bardoscia

Autore: Paolo Fresu, Dino Rubino, Marco Bardoscia

Numero dischi: 2

Barcode: 8056364975043

Tuk Music
LP
Jazz
2020
TUK504
2020-11-01
44,00 €
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Lui non voleva fare altro che suonare e cantare e sperare di lasciare qualcosa di buono dal punto di vista musicale. Questo sforzo è la cosa più bella. Stare qui a discutere perché ha fatto questo o quest’altro, o cos’altro avrebbe potuto fare, che senso ha? Io lo so cosa direbbe lui: “Di cosa state parlando? Tutti fanno degli sbagli. Cos’hanno i miei di tanto peggio di quelli degli altri? Lasciatemi in pace!” La maggior parte delle persone non ci provano nemmeno, non arrivano da nessuna parte, non vivono. Chet era un bugiardo, un imbroglione, un figlio di puttana, ma almeno lo ha fatto. Milioni di persone a Wall Street vanno in bagno e si bucano con addosso il loro bel vestito e con molta meno rilevanza nella loro vita. È l’assenza di anima contro l’anima. Ed è per questo che le persone gli gravitavano intorno. Lui sapeva davvero dove si dirigeva spiritualmente. Chet era uno spirito libero, il che significa che era in contatto con il suo spirito.

Ruth Young (compagna di Chet Baker)

 

Un jazz club. Un uomo completamente arreso è seduto al bar. Si guarda attorno, sembra cercare qualcosa, o solo accertarsi che il vuoto sia tutto lì, rassicurante e definitivo. È Chet Baker. Una musica gentile e insistente che lui conosce bene, lo avvolge come dentro a una bolla sospesa. Da luoghi dimenticati nel tempo, affiorano persone che aprono sipari.

Sono i genitori, le amanti, gli amici della giovinezza, i colleghi musicisti, i critici musicali. Ricordano momenti, li rivivono.

Lui ascolta da distanze siderali; ogni tanto è chiamato a reinterpretare se stesso, senza potersi esimere. In un’altalena di passato-presente emergono fatti ed episodi disseminati lungo l’arco della sua esistenza.

Nasce nell’Oklahoma delle tempeste di polvere; il crollo del ’29 risuona ancora nella testa del padre alcolizzato che trasferisce la famiglia sulla West Coast a caccia di nuovi inizi; ma perde lavori uno dopo l’altro, e sfoga le sue frustrazioni su moglie e figlio.

Ragazzino, Chet Baker salta sulle scogliere delle coste californiane a precipizio sull’oceano per lasciarsi tutto alle spalle: il jazz è la via di fuga, il sogno d’una vita diversa. Ha un talento raro, che fa il paio con una bellezza fuori del comune.

Il mito di Chet Baker si compone alla velocità della luce: è quello dannato di chi cammina di lato, rasente i muri, schiva la normalità e assaggia gli eccessi. L’eroina diventa una consolazione quasi mistica.

La sua parabola è consueta e ha i lineamenti dell’ascesa e caduta di un mito: il successo, le copertine, le donne pescate dal mazzo come carte da gioco, i figli. Poi un atto dovuto, come pegno da restituire per tanta fortuna insperata, per i colpi violenti prevedibili (l’andirivieni dalle carceri, i processi, l’estradizione da mezza Europa), e per quelli che precipitano addosso inattesi, (il talento che sembra andare in fumo, una morte che non t’aspetti). E la vita presenta il conto.

Non è stato facile avere a che fare con Chet Baker.

Neanche per Chet Baker è stato facile avere a che fare con se stesso.

Le persone che a lui sono state legate nel corso della vita a diverso grado e titolo d’intimità, ora sembrano intervenire per ricordare proprio questo.

Ognuno di loro è il portatore sano d’un pezzetto di verità, la propria, e tutti insieme formano un coro. Ne emerge un collage di punti di vista che offre una visione multi sfaccettata dell’esperienza umana di Chet Baker.

Eppure questo coro, proprio a dispetto della sua natura drammaturgica uniformata di sguardo degli altri, sembra non riuscire a restituire i contorni di un’ulteriore verità, quella che attiene al senso ultimo di un’esistenza. Perché il mistero della vita di un uomo, non si riesce a cogliere neanche osservando la giostra delle sue vicende umane.

E questo vale sicuramente per Chet Baker, uno dei miti musicali più controversi e discussi del Novecento, e per la sua musica: «Il grido più struggente del ventesimo secolo».

A un anno di distanza dalla prima dello spettacolo teatrale Tempo di Chet, la Tuk Music pubblica il lavoro discografico a esso collegato e sino a oggi proposto esclusivamente su CD al pubblico che ha assistito alle repliche della pièce. La pubblicazione del disco per il mercato è stata coraggiosamente decisa (in controtendenza) solo in versione LP, stampata dunque in una lussuosa edizione limitata e numerata in 1000 copie su doppio vinile 180 grammi di alta qualità e di colore blu, e risulta anche frutto di una straordinaria stagione di ascolti e preferenze da record su piattaforme quali Spotify, con l’eclatante risultato di circa sei milioni di streaming (in costante aumento). Simpatica peculiarità risulta essere il fatto che ognuna delle quattro etichette dei due dischi, invece di essere numerate come lo standard richiederebbe (con il classico Side A, B, C e D), sono etichettate con le lettere C H E e T che vanno appunto a formare il nome CHET.

Barman: «C’eri già all’inferno, vero Chet?».

Chet: «Sì, amico».

Barman: «E non era quello il posto in cui volevi stare?».

Chet: «Forse».

(Tempo di Chet – La versione di Chet Baker, di Leo Muscato e Laura Perini).

Paolo Fresu, tromba e flugelhorn

Dino Rubino, pianoforte

Marco Bardoscia, contrabbasso

Stefano Bagnoli, batteria

But Not For Me

The Silence of Your Heart

Palfium

Postcard from Home

The Beatniks

Fresing

Everything Happens to Me

Chat With Chet

Hotel Universo

My Funny Valentine

Hermosa Beach

Jetrium

Catalina

When I Fall in Love

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