The Metronomes: Radio Days

Esecutore: The Metronomes

Numero dischi: 1

Autore: The Metronomes

Barcode: 8019349036009

Velut Luna
CD
Jazz
2000
VL3600
2000-05-01
17,56 €
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Ci fa piacere introdurre questo disco con le parole di Adriano Mazzoletti.


Per coloro che hanno vissuto negli anni 40, le cose che sicuramente sono rimaste impresse nella memoria, oltre ai terribili bombardamenti, gli altrettanto orribili nazisti e, specialmente per chi viveva al nord, i massacratori in camicia nera di Salò, sono larrivo finalmente liberatorio degli Alleati e, fra il 1940 e il 1944, la radio che trasmetteva a getto continuo le canzoni di Pippo Starnazza e del Quintetto del Delirio, quasi per far dimenticare ciò che giornalmente la guerra faceva piovere da ogni lato. Queste canzoncine piacevano immediatamente un po a tutti, sia per le voci allegre e divertenti di Pippo Starnazza, di Maria Jottini ed anche, ma era qualcosa di diverso e più importante, di Natalino Otto, sia per le parti solistiche di tromba, clarinetto, sassofono tenore, pianoforte, ben sostenuti da chitarristi che suonavano in quattro, da potenti contrabbassisti e da swinganti batteristi. Ovviamente nessuno sapeva i nomi di costoro e fu solo molti anni dopo che fu possibile dare un nome e cognome a quei solisti. Erano i trombettisti Astore Pittana e Nino Impallomeni, il clarinettista e sassofonista contralto, ma anche fisarmonicista, Franco Mojoli, il sassofonista tenore Piero Cottiglieri, e poi Angelo Servida chitarrista, ma anche cantante, Cosimo di Ceglie, altro grande chitarrista, Ubaldo Beduschi e Pinun Ruggeri, bassista e batterista, uno dei team ritmici più importanti dello swing italiano di quegli anni. Oggi quei dischi sono rarità per collezionisti ed è solo attraverso quelle incisioni che è possibile apprezzare e conoscere le capacità di quei musicisti. Era lunico modo, per loro, di improvvisare 16 o 32 battute, senza che lottusa censura nazi-fascista capisse che, in quel momento, Mojoli o Impallomeni, stavano suonando del jazz e spesso anche eccellente. Sono passati quasi sessantanni e, di quei lontani tempi, esiste soltanto un testimone oculare, il trombettista triestino Astore Pittana, oggi novantenne, che ha ancora lo spirito, la memoria e la vivacità di un trentenne. Si debbono a lui molte notizie su quei dischi e quei musicisti che altrimenti sarebbero stati veramente dimenticati.

Cè però oggi un gruppo di ragazzi veneti che ripropone, in modo estremamente piacevole e divertente, quella musica secondo lo spirito di quegli anni: i Metronomes. Sono il cantante e suonatore di Kazoo (strumento reso popolare oggi da Paolo Conte, dopo che Dick Slevin lo aveva suonato con i Mound City Blue Blowers nel 1925) Francesco Michielin, il pianista Carlo Piccoli ed il batterista Stefano Fedato, che spesso cantano con Michielin, coadivati a volte dal duo vocale Diapa Sons: ovvero Daniele Schiavon e Stefano Balsano.

Il loro repertorio spazia dalle canzoni italiane degli anni 30 e 40 (Baciami Piccina, Mille lire al mese, Il giovanotto matto, scritta questultima nel 1940 da un Lelio Luttazzi appena ventenne) a quelle successive (Conosci mia cugina), ad evergreens americani come Pennies from Heaven, Undecided, Cabaret, ma anche brani decisamente più moderni come Sermonette. La swingante ritmica di Carlo Piccoli e Stefano Fedato accompagna gli assolo, perfettamente in linea con lo spirito delle canzoni e delle esecuzioni, degli eccellenti Marco Strano al saxtenore, Michele Giacomazzi alla chitarra, Marco Pasetto al sax soprano e Gianni Pirollo al clarinetto.

In attesa di riascoltare gli originali che un giorno, me lo auguro, possano essere ripubblicati, facciamoci il palato con queste esecuzioni che, tutto sommato, non fanno rimpiangere quelle del passato.
Adriano Mazzoletti.

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