Brahms - Schumann: Concerti Per Piano

Esecutore: Van Cliburn, Chicago Symphony, Reiner

Autore: Brahms-schumann

Numero dischi: 2

Barcode: 0749677146023

Testament
CD
2011
TES1460
2011-01-01
27,88 €
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Come prevedibile, queste interpretazioni registrate dal vivo nel 1960 affondano le loro origini nel leggendario trionfo riportato da Van Cliburn alla prima edizione del Concorso Internazionale di Pianoforte Ciaikovsky di Mosca del 1958, un’epoca in cui le competizioni di questo genere contavano ancora qualcosa, in quanto il loro numero relativamente limitato non ne smorzava l’impatto e il significato. In ogni caso, se verso la metà del secolo scorso i grandi concorsi di Varsavia e di Bruxelles catapultavano i loro vincitori ai massimi livelli del panorama concertistico internazionale, il Concorso Ciaikovsky di Mosca era considerato un trampolino di lancio eccezionale. Concepito per mettere in mostra la superiorità dei musicisti russi, il Ciaikovsky nel 1958 venne vinto da un pianista americano, che mise in mostra una tecnica irreprensibile, un calore e una tavolozza sonora («non variegata in maniera caleidoscopica, ma sempre rotonda, rutilante e perfettamente definita») che resero impossibile anteporgli qualunque altro concorrente. La giuria (che tra i suoi membri comprendeva Shostakovich, Kabalevsky, Richter e Gilels) e il pubblico celebrarono unanimi un pianista «più russo dei russi», come apparve evidente a tutti nelle sue straordinarie interpretazioni dei concerti di Ciaikovsky e di Rachmaninov. Come sottolineò in seguito la compianta Irina Zaritskaya, vincitrice di concorsi di grande prestigio che in quell’occasione sedeva in platea, «per noi russi l’approccio con cui Van Cliburn si accostò a quella che noi ritenevamo la nostra musica era assolutamente impeccabile. Una grandiosità, un calore romantico e un’empatia che non temevano confronti. Il pianista americano si avvicinò moltissimo al sentimentalismo, ma non ne varcò mai i confini. Il suo stile esecutivo era sostenuto da una straordinaria nobiltà e non potete nemmeno immaginare la rabbia che suscitò in molti. Ancora oggi, a distanza di oltre mezzo secolo, la sua interpretazione è ancora oggetto di interminabili discussioni tra i russi». La vittoria di Van Cliburn venne salutata da un tripudio generale e quando il pianista texano fece ritorno in patria venne accolto con festeggiamenti simili a quelli che erano stati tributati in  precedenza solo a Liszt e a Paderewski. Tuttavia una fama e una fortuna così repentine nascondono molte insidie. Se è del tutto naturale il desiderio di godersi onori di questo livello, non si può dimenticare che anche il talento più cristallino deve essere sviluppato e arricchito con l’impegno di tutti i giorni. Il repertorio di Van Cliburn – basato per la maggior parte su opere molto conosciute – non si estese come sarebbe stato auspicabile e nel giro di pochi anni la massacrante fatica di interminabili tournée, i lunghi soggiorni in paesi stranieri e i commenti acidi dei numerosi pianisti invidiosi della sua fama presentarono il conto. Stanco e disilluso, Cliburn trascurò la famiglia e gli amici e si prese un periodo sabbatico che si protrasse per parecchi anni. Commenti come «Ritengo che sia stato un artista molto carente sotto l’aspetto della dedizione alla musica. Non ha mai preso abbastanza sul serio il fatto di essere dotato di un paio di mani miracolose. Sono convinto che dopo essersi accorto del fatto che il suo talento non poteva portarlo oltre un certo punto non abbia compiuto gli sforzi necessari per raggiungere la definitiva consacrazione» devono aver ferito profondamente un carattere puro e innocente. Rifugiatosi in seguito a Fort Worth, Cliburn è una persona indecifrabile («Passeggia con un nervosismo così evidente che si potrebbe quasi tagliare con un coltello») e le lunghe conversazioni che abbiamo fatto sia a Londra sia a Dallas sono riuscite a penetrare solo di rado sotto la scorza di un artista dal carattere al tempo stesso spontaneo e molto controllato. Cordiale, affascinante e sempre pronto a sfoderare lo sfrenato senso dell’umorismo texano con cui ha saputo conquistare molte persone, Cliburn mi ha lasciato l’impressione di essere una persona tenacemente ancorata alla superficie delle cose («Oh, sono così riservato da non volere che la gente che incontro sappia quali sono le cose che mi piacciono e quelle che detesto»). A questo punto, mi chiedo se terminerà la sua vita come Eileen Joyce, una pianista dalla fama repentina e dal destino infelice come Cliburn, la cui brillantissima carriera giovanile può essere riassunta efficacemente con le sue stesse parole: «Ho avuto una vita strana. Non mi è piaciuta molto» (dalle note di copertina, Bryce Morrison, 2011). 

Tracklist

Johannes Brahms (1833-1897)
Concerto n. 2 in si bemolle maggiore per pianoforte e orchestra op. 83
Robert Schumann (1810-1856)
Concerto in la minore per pianoforte e orchestra op. 54

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