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Esecutore: Shelly Manne, batteria; Coleman Hawkins, sassofono; Hank Jones, piano; George Duvivier, contrabbasso; Eddy Costa, piano e vibrafono
Autore: Shelly Manne
Numero dischi: 1
Barcode: 0199957085106
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Con 2, 3, 4, il famoso batterista e leader Shelly Manne riunisce un quartetto caratterizzato da una chimica rara e da una discreta autorevolezza. Con l'imponente sax tenore di Coleman Hawkins, il tocco elegante di Hank Jones e le solide fondamenta di George Duvivier, questa sessione è una vera e propria lezione magistrale di interazione, moderazione e dialogo musicale.
Hawkins, uno dei veri artefici del sassofono tenore moderno, apporta una sonorità calda e autorevole, mentre le linee pianistiche di Jones brillano di chiarezza e grazia. A fare da base a tutto ciò, il contrabbasso di Duvivier sostiene il gruppo con precisione infallibile.Al centro c’è Manne, la cui batteria è la definizione stessa di gusto e controllo. Piuttosto che dominare, modella e guida, colorando la musica con trame sottili, accenti nitidi e un senso del tempo incrollabile. 2, 3, 4 si erge a testimonianza della bellezza della collaborazione ai massimi livelli.
Shelly Manne (1920-1984) è stato senz’altro uno dei più importanti batteristi bianchi della storia del jazz, in possesso di un suono proprio, riconoscibile e molto raffinato, capace di fornire al proprio strumento persino un inaspettato attributo “melodico”, in grado di andare oltre il classico compito di condurre il tempo. Pur essendo emerso nell’ambito della scuola West Coast Jazz (ma in realtà era nativo di New York), Manne ha mostrato in carriera di non fossilizzarsi mai in un esclusivo ambito stilistico, avendo frequentato un po’ tutti gli stili del jazz e coltivato esperienze che vanno da iniziale accompagnatore nelle incisioni di Coleman Hawkins e drummer delle orchestre di Woody Herman e Stan Kenton, negli anni ’40, sino a giungere, negli ultimi decenni di vita, anche a esperienze di fusione tra jazz e rock con l’uso dell’elettronica, in gruppi formati con musicisti della generazione free e post-free parzialmente influenzati dal rock, passando per il bop e incidendo persino per capolavori di Sonny Rollins (Way Out West) e Ornette Coleman (in Tomorrow Is The Question). Certamente un batterista importante e musicale come pochi altri, che va considerato all’altezza dei grandi batteristi afro-americani della storia, la cui variegata discografia meriterebbe oggi una adeguata riscoperta.
| Lato A |
| 1. Take The 'A' Train |
| 2. The Sicks Of Us |
| 3. Slowly |
Lato B |
| 1. Lean On Me |
| 2. Cherokee |
| 3. Me And Some Drums |
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