JEFF BUCLEY: Grace

Esecutore: Jeff Buckley

Autore: Jeff Bucley

Numero dischi: 1

Barcode: 0864993000016

SACD Ibrido
Pop/Rock
2015
ORGSA196
2015-10-01
39,00 €
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Grace di Jeff Buckley è un vero capolavoro. Accolto con unanime entusiasmo dalla stampa specializzata di tutto il mondo, questo disco è caratterizzato dalla presenza di sonorità gradevolmente morbide, da arrangiamenti scatenati, da testi molto profondi e – soprattutto – dal meraviglioso timbro della voce dello stesso Buckley. Pubblicato per la prima volta il 23 agosto del 1994, Grace è l’unico album completo in studio realizzato da Jeff Buckley. Dopo la scomparsa di Buckley avvenuta nel 1997, Grace divenne uno degli album più importanti degli anni Novanta. Questo album venne prodotto da Andy Wallace, che in precedenza aveva curato la realizzazione dell’album dei Nirvana Never Mind. Oltre a sette brani originali, il programma di questo disco comprende tre cover: “Lilac Wine”, basato sulla versione di Nina Simone, “Corpus Christi Carol”, tratto da A Boy Was Born di Benjamin Britten, e “Hallelujah” di Leonard Cohen. Grace riesce a dare voce a quei segreti che spesso giacciono silenti nel fondo dell’animo umano in attesa di qualcuno che dia loro voce. “Eternal Life” è un brano dal sound implacabile, che si schiera a favore della tolleranza sociale e della liberazione psicologica. In questa canzone Buckley canta: «Eternal life is now on my trail, Got my red glitter coffin, man, just need one last nail / While all these ugly gentlemen play out their foolish games / There’s a flaming red horizon that screams our names» («La vita eterna è ora sulle mie tracce, Prendi la mia bara rosso scarlatto, uomo, devio inchiodare solo l’ultimo chiodo / Mentre questi orribili signori si divertono con i loro stupidi giochi / C’è un orizzonte rosso fiammante che urla i nostri nomi»). “Lover, You Should Have Come Over” sembra portare una candela in una scala a chiocciola completamente buia, con sporadiche sezioni vocali che si avvolgono a delicati accordi lenti su versi del genere «It’s never over, she’s the tear that hangs inside my soul forever» («Non sarà mai finita, lei è la lacrima che resterà per sempre chiusa all’interno del mio cuore»). Scritta a quattro mani da Buckley e da Gary Lucas, ex chitarrista dei Captain Beefheart, “Mojo Pin” è un’incisiva interpretazione d’insieme di un brano che era stato presentato per la prima volta su Live At Sin-é e una prova molto convincente della spiccata propensione di Buckley per il free jazz e i più innovativi stile d’avanguardia. Nella sensibilissima “Dream Brother” il cantante offre un avvertimento a un amico, un messaggio misterioso avvolto in un’atmosfera inconscia. Rendendo un doveroso omaggio al grande Leonard Cohen, Buckley esegue “Hallelujah”, un brano solistico inciso dal vivo in studio di registrazione; questa canzone è uno dei brani che ottenevano maggiore successo ai concerti di Buckley. Buckley aveva la voce di un angelo androgino e i brani contenuti in Grace brillano, oscillano e ondeggiano. Nel vigoroso rock “Eternal Life” Buckley si accosta al brano con cui i Led Zeppelin si erano avvicinati al blues, come se volesse rendergli omaggio: invece di sentirsi un cerbero infernale sulle sue tracce, Buckley – che morì annegato nel 1997 – canta l’immortalità che sentiva avvolgerlo. «Nelle sue esibizioni giovanili nel locale Sin-é di New York, Buckley spezzava regolarmente il cuore del pubblico con la sua personalissima interpretazione della preghiera di Cohen. Buckley aveva definito questo brano “apoteosi dell’orgasmo”, e nutriva parecchi dubbi circa la sua interpretazione. “Spero davvero che Leonard non la ascolti mai”. Nel suo album live uscito postumo Mystery White Boy, Buckley trasformò “Hallelujah” in un medley con “I Know It’s Over” degli Smiths» (Rolling Stone) «Le scintillanti sfumature delle chitarre vengono rese con fluidità e grande delicatezza, mentre la voce di Buckley è stata ripresa in tutta la sua energia e la sua fragilità. Persino i passaggi in falsetto sono perfetti. Grace si fa apprezzare molto soprattutto per la sua imprevedibile verve e la sua eccellente produzione. L’unica registrazione in studio portata a termine da Jeff Buckley ha superato felicemente l’esame del tempo» (Robbie Gerson, www.audaud.com; Cinque Stelle e Disco Migliore dell’Anno 2014).

Tracklist

Mojo Pin
Grace
Last Goodbye
Lilac Wine
So Real
Hallelujah
Lover, You Should\'ve Come Over
Corpus Christi Carol
Eternal Life
Dream Brother

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